PIRINO. (Taci, che gli inimici ancor sono in campagna. Veggio Panfago e il dottore a stretti ragionamenti).
FORCA. (Chi sa se gli scuopre i nostri secreti?).
PIRINO. (La fortuna comincia i suoi cattivi effetti: siam rovinati).
FORCA. (Lo so: vorrei che dicesse cosa che non sapessi. Scostiamoci e ascoltiamo che dicono).
PANFAGO. Poiché costoro han tinto di carbone la faccia a Melitea e l'han fatta comprar da quel buon vecchio—e or è in casa sua,—andiamo a Filigenio, scopriamogli la veritá; essageraremo il negozio, che arderá di sdegno contro il figlio, porrá Forca in una galea, cacciará Melitea di casa sua per i capegli a bastonate.
PIRINO. (Intendi?).
FORCA. (Intendo, sto attento; taci).
DOTTORE. Egli nol crederá.
PANFAGO. Anzi lo crederá prima che s'apra la bocca, che i vecchi son di natura sospetti, e giá del fatto v'è in sospetto; e quando fusse restio a crederlo, della veritá ne potremo far veder subito l'isperienza: ché lavatole la faccia restará bianca e, se vuol toccar con mano se sia femina o maschio, le scalzi le brache e lo vederá.
PIRINO. (O Dio, che odo, che veggio! o che fusse nato sordo e cieco! ecco disperate le mie speranze).