FORCA. (Ecco rovinata l'occasione di condur ad effetto cosí bell'opera).

DOTTORE. Io non vo' che la cacci altrimente; ma diamela di buona voglia, ch'io gli rimborserò i suoi cento scudi.

PANFAGO. Se volete far questo, vo' che allegramente …

Pirino (O diavolo …)

PANFAGO. … vi porti a casa sua …

PIRINO. (… porti te, e quanti sono de' tuoi pari).

PANFAGO. … e te la consegni per la mano. Cosí gli faremo conoscere che, se la volpe è maliziosa, piú malizioso è chi la prende: ché uno pensa la volpe e altro chi ordina la tagliola.

DOTTORE. M'hai tirato nel tuo parere e m'hai posto in nuova speranza di riaverla. Orsú, andiamo a casa di Filigenio.

PANFAGO. Io l'ho visto or ora a' Banchi: andiam per costá, ché l'incontraremo per fermo. E sará bene che né Pirino né Forca ci veggia insieme; ma, mentre che stanno addormentati in tanta allegrezza né curan piú d'altro, non s'accorgano che vogliamo rovinargli e possano preveder l'apparecchio.

PIRINO. O fortuna, sei piena d'aggiramenti! sperava da te mia madregna qualche effetto di madre, ma m'accorgo ch'ancor sono ammogliato con la disgrazia, perché non fo un disegno, che la fortuna non ne faccia un altro in contrario.