ERASTO. Da un disleale, da un traditore.

CINTIA. Credete a me!

ERASTO. Crederò io a quella lingua mendace che m'ha fatto mille spergiuri?

CINTIA. Io non feci in voi mai cosa onde meritasse riceverne cosí ingiuriose parole; ma qualunque ciò dice contro di me, ne mente mille volte per la gola!

ERASTO. Ecco qui il testimonio. Vien qui, Dulone: non hai tu visto costui la notte passata in casa mia ragionar con Lidia ed entrare in casa mia?

DULONE. È vero e l'ho visto!

CINTIA. Tu hai visto me entrar in casa sua la notte passata?

DULONE. Io io, sí sí, con questi occhi!

CINTIA. Se tu non fossi suo servo a cui porto rispetto, ti darei tanti calci su lo stomaco che ti farei vomitar il sangue e l'anima, o la veritá. Ma s'era di notte, come mi conoscevi?

DULONE. Ti conobbi alla statura, alla voce, alle vesti, al mover della persona, al volto senza barba.