SINESIO. E ne giurarei.
ARREOTIMO. Or per questa giustizia, avendola voi commendata di vostra bocca e giurato che cosí fareste, diamo Erasto vostro figlio in poter della giustizia, o che gli diamo cinquanta pugnalate nel cuore, e se vi è, un castigo piú severo di questo; e se voi non fate far la giustizia che m'avete promessa, provederò io per quella via che miglior mi parerá.
SINESIO. Che cosa t'odo io dire?
ARREOTIMO. Il fatto va tutto al contrario di quel che pensate: ché Cintio non ha tolto l'onore a Lidia, ma Erasto l'ha tolto a mia figliuola, l'ha impregnata ed è quasi vicina al parto.
SINESIO. Che figlia aveste voi mai? voi mi burlate.
ARREOTIMO. Ho una figlia femina, e non vi burlo.
SINESIO. Di grazia, disvelatemi il negozio ché lo capisca.
ARREOTIMO. Sappiate che Cintio mio è femina e no maschio.
SINESIO. Perché lo facevate andare cosí da uomo?
ARREOTIMO. Non l'ho saputo infino ad oggi, ché Ersilia mia moglie me lo nascose, come l'intenderete piú distesamente; e conoscendo io vostro figlio cosí virtuoso e onorato, gli ordinai che non trattasse con altri che con lui. L'etá e la natura han fatto lor corso; ché s'è innamorata di lui, e dubitando non esser rifiutata da lui l'ingannò: dandogli ad intendere che giaceva con Amasia di cui egli stava invaghito, giacque seco e n'è pregna. Erasto chiedendo Amasia a Pedofilo ostinatamente, questi l'ha fatto veder ch'è maschio; onde tenendosi beffeggiato da Cintio, l'ha disfidato ad uccidersi seco. Cintia, sovrapresa dall'ultimo grado della disperazione, vuol morir per le sue mani, il svillaneggia e provoca il sdegno contro di sé. E or si sta su queste prattiche. Ecco la somma del fatto; fatemi dunque la giustizia che avete promesso di farmi.