SINESIO. O istoria tutta piena di amore, degna di non esser creduta! ed è possibile che fra le donne se ne trovi una di cosí alti pensieri, di cosí sublimi spiriti, d'animo cosí bello e di maniere cosí illustri e cosí stupende? O felice coppia d'amanti! veramente conosco Erasto molto diseguale a lei di merito; e se mai lo desiai di maggior qualitá e valore, lo desidero ora accioché fusse meritevole di tanta donna.
ARREOTIMO. Che dunque pensate di fare?
SINESIO. Patirei piú tosto che si spartisse l'anima dal mio corpo che si partisse cosí rara e cosí virtuosa coppia d'innamorati! e so che altramente facendo, procacciarò la morte dell'uno e dell'altra. Va' che suo sia quel marito che si ha comprato con tanto pericolo dell'onore e della sua vita. O mia felice vecchiezza, vissuta vicino a tanto che veggia una nuora entrarmi in casa, di cosí real animo, di tanta donnesca virtú, di tante lettere e di tanto maneggio d'armi! Questa sará il frutto e il trastullo di questa poca vita che m'avanza; questa sola mi fará parer dolce e passar men gravemente i difetti della mia vecchiaia. Oh che non basto fra me stesso rallegrarmi tanto che me ne veggia satollo! Mi parrá ragionando con lei di ringiovenire. Se mi fu cara la vita mia, mi sará d'oggi innanzi. Vo' ch'ella governi il tutto e sia donna e madonna del mio avere.
ARREOTIMO. Vorrei ringraziarvi a pieno di tanto buon animo verso la mia figliuola; ma non posso, ché le lacrime me l'impediscono. Son rivenuto; mi avete riposto l'anima nel corpo, ché avendo mal ella, non era possibile che avess'io potuto vivere.
SINESIO. Non piú parole, ché la brevitá del tempo non ricerca piú lunghi ragionamenti: itene a casa, e s'ella vi cápita, sia vostra cura di trattenerla, ché se s'incontrasse con Erasto prima ch'io le parlassi, potrebbono porre in effetto il loro fiero proponimento; ch'io cercherò di Erasto e di racchetarlo.
ARREOTIMO. Adio.
SCENA III.
ERASTO, SINESIO.
ERASTO. Quanti impeti di precipitose voglie in un punto m'assalgono, né so dove dar di capo!
SINESIO. Erasto, tu qui sei?