DULONE. Dubbito non ve la facci doppia.

ERASTO. Come doppia?

DULONE. Che mentre egli vi trattiene in casa sua con qualche puttana vecchia in letto sotto nome di Amasia, si giaccia con Lidia vostra sorella.

ERASTO. Perché tu non avesti mai né bontá né fede, col paragon del tuo animo fai giudicio degli altri e pensi sia qualche traditore.

DULONE. Io non lo penso ma lo credo.

ERASTO. A che te ne sei avvisto?

DULONE. Quando egli viene a casa a trovarvi, Lidia a scavezzacollo corre agli usci, alle fenestre per vederlo; si tramuta di cento colori; e se la onestá di donzella non gliel vietasse, correrebbe in mezo la strada per vederlo.

ERASTO. Di questo me ne sono avveduto anch'io, lo confessa ella e l'ha fatto chiedere al padre per suo sposo; ma egli risponde che non vuol ammogliarsi. Se l'amasse come tu dici, l'accettarebbe per isposo.

DULONE. Pazzo è chi accetta per isposa chi può giacer seco quando gli piace.

ERASTO. Taci, lingua fradicia! Non so io il costume di servi, che come veggon un che sia caro al padrone se gli congiurano contro? tu cerchi turbar una coppia di amici cari come noi siamo.