CINTIA. Cor mio, perdonatemi.—Eccomi eccomi!
ERASTO. O infelicissima mia disgrazia, mira a che ponto è stata chiamata! or non poteva tardar un altro pochino ché l'avessi potuto mirar a mio modo?
SCENA VIII.
DULONE, ERASTO.
DULONE. Padrone, se foste stato meco, avreste goduto la vista della vostra Amasia quanto avreste desiderato.
ERASTO. Teh, e come?
DULONE. È stata ragionando col suo padre una gran pezza.
ERASTO. Mira traditora bugia che ardisce dirmi! Come ora stava ragionando col padre, se ora stava ragionando meco?
DULONE. Alcun di noi sta fuor di sé. Dove voi avete ragionato con
Amasia?
ERASTO. In casa di Cintio, in quella finestra sovra la porta; nel por che tu facesti il piè nella strada, ella fu chiamata e partissi.