DULONE. Ed io nel por del piè in questa strada, l'ho lasciata che stava ragionando col padre su la fenestra in quel vicolo, e l'ho vista come veggio voi. Se Amasia non gioca di bagattelle o non è qualche fantasima, non so come possa star in duo luoghi in uno istesso tempo.

ERASTO. Chi era seco nella strada?

DULONE. Ben dimandate quella venerabil bestia del capitano, che stava passeggiando dinanzi a lei e suo padre, e con tanta sproporzionata bravura che ha mosso a rider l'uno e l'altra piú di tre volte.

ERASTO. E il capitano stava mirando?

DULONE. Sí che il suo suspirare s'udiva un miglio.—Ma eccolo che viene; non potea venir a tempo piú opportuno.

SCENA IX.

CAPITANO, ERASTO, DULONE.

CAPITANO. Ecco che la tua mala sorte pur me ti ha menato dinanzi!

ERASTO. (Anzi, la tua dinanzi a me!).

CAPITANO. E stimo che nel vedermi calará la barretta su gli occhi, e allo sventolar del pennacchio tu debba conoscere che il cervello mi frulla sotto.