MITIETO. Gran meraviglie son quelle che mi raccontate.

CINTIA. Maggiori ne udirai.—… Venuta ch'io fui all'etá convenevole, Arreotimo mi mandò alla scuola con Erasto, figlio di Sinesio, acciò, per essere amendue d'una istessa etá, l'emolazione avesse me spronato agli studi. Apparai lettere, e le mani nate alla conocchia e all'aco rivolsi a maneggiar cavalli e armi e tutte quelle arti che rendono illustre un cavaliero, non lasciandomi superar da Erasto, anzi lasciandomelo dietro di gran lunga. Lodava molto mio padre quest'amicizia, veggendolo ornato di tante lettere e di tante buone creanze, anzi non voleva ch'io trattassi con altro che con Erasto; onde nacque tra noi una amicizia strettissima, trattandosi fra noi di risoluzioni onorate, di desidèri di belle imprese e d'esser compagni a gran fatti….

MITIETO. E in un petto di donna potea capir animo sí valoroso?

CINTIA. Ascolta, di grazia.

MITIETO. Che ascolti io? e chi sarebbe quello che cosí bella storia non ascoltasse un giorno intiero? Non ascoltai mai cosa in mia vita che piú mi dilettasse.

CINTIA…. A me cominciarono a piacere i suoi modi come quelli che di tanta grazia erano pieni ch'io gli stimava l'istessa grazia, e mi s'imprimevano sí fattamente nel core che mi pareva che ivi fussero visibilmente scolpiti. E cominciai ad amarlo senza che sapessi che cosa fusse amore: e semplice e inesperta a guisa di farfalla correva al dolce lume de' suoi begli occhi e ivi rimaneva preda della sua bellezza, sentendomi brusciar la mente e l'anima come arido legno e provando una passione non mai piú sentita. Allora opposi gli occhi della mente a quelli del corpo, ma restaron subito occecati; e la mia continenza fu vinta dalla passione, né fu mai possibile che si scancellasse quell'amorosa imagine che nel cuor s'era scolpita. Al fin, vedendo che con longa e ostinata resistenza non facea nulla, mi lasciai tutta brusciar di quel foco ardentissimo….

MITIETO. Voi m'avete cosí bene espresse le parti d'Erasto ch'essendo io assente le contemplo, e non vedendole le ho innanzi agli occhi.

CINTIA. Ahi, pessima mutazion della mia vita!

MITIETO. Talché da una cosí virtuosa emulazione vi lasciaste cadere in cosí ardente passione?

CINTIA…. In questo foco arsi e morii gran tempo desiando sempre occasione di medicare i miei mali; ed ecco Amor la mi presenta. Conversando Erasto in casa mia, s'accese assai fieramente d'Amasia, questa mia vicina; communica meco il suo amore e mi chiede consiglio e aiuto. Io fingo con una mia balia d'adoprarmi in suo servigio; e dopo alquanti giorni gli fo intendere da parte di Amasia che, quando volesse sposarla, gli darebbe in preda se stessa e l'amor suo. Erasto accetta l'invito contentissimo: cosí cominciossi a trattar del modo. In somma, se gli fe' intendere da parte di Amasia che, volendola Pedofilo suo padre maritar in Bologna lor patria, non arebbe mai consentito a simili nozze. Però bisognava godersi insieme di notte senza che anima se ne accorgesse per imaginazione: e voleva per patto espresso che non passasse mai per casa sua, non le mandasse ambasciate per altri che per me o per la mia balia; e che si facesse una buca nel muro, che divideva la casa sua dalla mia, per poter passar nel mio appartamento; e che mentre ella stesse con lui, io non mi fussi partito dalla buca per alcun periglio che n'avesse potuto succedere; e che in camera si fusse contentata averla con un lumicino: il che fu tutto accettato da Erasto liberamente come quello che ne spasimava di passione….