ERASTO. Non è tua né sará tua, né il padre la vuol dar ad un baionaccio tuo pari.
CAPITANO. Io son stato or ora ragionando con lei e col padre nella sua finestra.
ERASTO. Da qual finestra?
CAPITANO. Da quella che risponde sul vicolo. E ha riso e scherzato meco.
DULONE. Ascoltate, padrone, che ha pur detto il vero senza che glielo dimandaste.
ERASTO. A te fece tanti favori dianzi suo padre?
CAPITANO. Il padre tiene a molto favore darlami per isposa ad ogni mia richiesta.
ERASTO. Che favori ti fece ella?
CAPITANO. Mille basciamani e inchini con la testa e con cenni, che dimostravan apertamente che dentro brusciava tutta; e ci siamo parlati col cuore l'un con l'altra senza adoprar la lingua, che ci sarebbe stata anzi d'impedimento, vedendo ella il cor mio ed io il suo: e ci siamo partiti l'un dall'altra pieni di scontentezza.
ERASTO. Dicoti che Amasia è mia moglie e giá ci siamo sposati di nascosto, e giaccio seco quando mi piace a mio bell'agio ed è giá gravida di me: e se ben devrei tacerlo per amor suo, pur lo dico accioché non passi per qua; ché, cosí facendo, tu viverai sano e a me non darai fastidio di averti a romper la testa.