BALIA. Di grazia, mirate che non siate sovragionti da alcuno.

ERASTO. Non dubitate ch'io e Dulone stiam facendo la spia.

CINTIA. Buona notte, Erasto, cuor mio!

ERASTO. Veramente che voi sola potete darmi la buona e felicissima notte.

CINTIA. Posso ben dir ch'ancor io ne ricevo la parte mia.

ERASTO. Che notte notte? chiaro e felicissimo giorno! E come può esser notte dove compaiono gli occhi vostri, che a malgrado delle piú oscure tenebre scintillano intorno di splendidissima luce?

CINTIA. Erasto, vita mia, areste detto piú il vero: che il lampo che vien fuor dalla fiamma accesa nel mio core illuminasse queste tenebre.

ERASTO. Se il fuoco del mio petto splendesse, aggiongerei un altro sole a questo emisfero.

CINTIA. Desiderarei, Erasto mio, spender il tempo in piú virtuoso essercizio che in cerimonie.

DULONE. (Che dici, capitano, è vero quanto diciamo?).