AMASIO. Di grazia, non mi ingiuriar piú di quello che ingiuriata m'hai: ché se a mio padre non fussero noti gli miei andamenti e la mia vita che gli facessero fede della mia innocenza, mi faresti impazzir da dovero.

ERASTO. Giá mi avveggio che ridete e volete accettar la veritá. Cara mia moglie, non piú burle, non mi straziate piú di grazia: togliamoci ad un tratto la noia di aver piú a vivere di nascosto. Prometto servir vostro padre di modo che non si pentirá di avermi concessa voi per isposa.

AMASIO. Io per me non so dove sia per riuscire questa cosa. Mira razza di uomo! dice che sia pregna di lui e vicina al parto, e non vede con gli occhi suoi che non sia vero.

ERASTO. Voi vi sète fasciata di sotto cosí stretta per non parer pregna, onde dubito che siate per isconciarvi.

AMASIO. Tu piú mi sconci con queste tue sconcie parole.

ERASTO. Non fate male a voi né al mio figliuolo. Deh, per amor di Dio, non siate cosí crudele che vogliate uccidere ad un tempo il padre e il figlio!

AMASIO. O Dio, che ostinato uomo è costui! e quando stimo che cominci a riconoscersi a poco a poco, io lo veggio indurito piú che mai.

PEDOFILO. Io son stato cheto insino adesso per veder dove avea a parar la favola. Ella si ha chiarito del tutto: io dubito che non siate stato ingannato da alcuno.

ERASTO. Io non sono stato ingannato se non da lei nell'amor suo; percioché io stimava che mi amasse come amava io lei e come suo sposo, ma veggio che è nemica del suo sposo e di se stessa.

PEDOFILO. E pur lá con la moglie. La tua perfidia mi condurrá oggi a manifestarvi cosa che da che sono in Napoli non non ho voluto manifestare.