NARTICOFORO. Vi veggio, Gerasto, in gran travagli con costui.
GERASTO. Sappi, Narticoforo caro, che son stato tutto oggi aggirato per cagion di costui, il quale è stato fonte, origine e principio d'ogni garbuglio e d'ogni male.
NARTICOFORO. Ben, come si sta galante uomo?
PANURGO. Si sta in piedi.
NARTICOFORO. Sei o non sei tu? sei uno o sei alcuno?
PANURGO. Io non son io né mi curo esser io, né vorrei che alcuno fusse me.
GERASTO. Mira che faccia di avorio! mira che volto!
PANURGO. Mi par che con questo volto possa star dinanzi ad ogni grande uomo.
GERASTO. Or che diresti o faresti, se non avessi detto e fatto quel che hai fatto e detto? Io ti darò in mano della corte e del boia che ti facci dar di capo in un capestro, non senza le debite cerimonie prima, della mitra, dell'asino, della scopa, di fischi e riso di tutto il populo.
PANURGO. Sono in vostro potere, fate di me quel che vi piace; e se questo vi par poco, giungetevi altrotanto, ch'io soffrirò ogni supplicio. Ma di grazia, ditemi, di che vi dolete di me?