GERASTO. Te ne vanterai nell'inferno fra gli dannati tuoi pari.
PANURGO. Seguane quel che si voglia, vo' piú tosto che tu ti penti d'averme usato impietá, ch'io di non aver fatto il mio debito.
GERASTO. I padroni, se ben patiscono spese, carceri, esili, disaggi, sempre la scappano alfine; i servi pagano sempre.
PANURGO. Quanto piú viverò libero e con men travagli, tanto io morrò piú sodisfatto.
GERASTO. Perché non facevi un buon officio, avisarmi dell'inganno?
PANURGO. Usando buon ufficio a te, l'usava male a lui. Che ragion voleva che avessi lasciato di servire il padrone che l'amo, per servir te che non so chi sii?
GERASTO. Mi risponde da filosofo: or non ti par egli un Socrate?
NARTICOFORO. (Certo che non è uomo dozzinale. La forza della virtú è cosí grande che passa anche ne' nemici). Se ben io son stato lacessito d'ingiurie da te, il tutto ti condono.