BALIA. Non bisognan piú belle parole né lacrime, instrumenti da ingannar le povere donnecciuole. L'amore è converso in odio, e il piangere accresce lo sdegno.
EROTICO. Ed è possibile che non vogli lasciar l'ira per un poco e ascoltar le mie ragioni?
BALIA. M'incolerisco di sorte, che se mai mi dispiacque d'esser donna, mi dispiace ora; ché si fussi uomo come te, ti caverei quelle intestine dal corpo. Ma, se non me ti togli dinanzi, cosí donna come sono, ti caverò cotesti occhi con i diti, e ti strapparò il naso dalla faccia con i denti; e me ne insanguinarei insino all'unghie, cane ingrato e disconoscente.
EROTICO. O che tu sei fuora di te o che ti sogni? che diavol t'ho fatto io, che non puoi temprar la lingua dall'ingiurie e narrarmi il fatto come passi?
BALIA. Non posso piú patire l'importunitá e la mala creanza di costui.
EROTICO. Meglio sará entrarmene ad Attilio e tormi dinanzi l'occasione di qualche nuovo errore.
BALIA. Veggio Orgio, e m'ha vista ragionar con Erotico, disgraziata me!
SCENA X.
ORGIO, BALIA.
ORGIO. A dio, buona donna.