GULONE. Non odo, ché le budelle fanno tanto rumore che m'impediscono l'udire.

TRASIMACO. Non mi promettesti iersera darmi la risoluzione del matrimonio?

GULONE. È vero che l'ho promesso; ma, venendo a casa vostra, mi incontrò un amico, mi portò a casa sua, e mi diè a ber vini tanto grandi e fumosi, che m'empirono lo stomaco e il capo di fumi, che non vedeva la via per tornare, e fu bisogno dormir a casa sua.

TRASIMACO. Affogaggine! Mancar della promessa non è ufficio d'infame?

GULONE. Veramente, sí; ché, se non fussi stato in fame, non sarei andato a casa sua, ma sarei venuto alla vostra.

TRASIMACO. Dico che non è ufficio d'uomo da bene.

GULONE. Io non fui mai uomo da bene, né ci voglio essere: se ci fussi, mi morrei di fame. Io son ladro, buggiardo, furfante e ruffiano, e cosí sguazzo il mondo.

TRASIMACO. Cosí tratti gli amici?

GULONE. Io non ho amici altro che il principe della Trippalda, che è il maggior amico che abbi: la trippa vacua è il maggior nemico.

TRASIMACO. Ed è possibil che tu non vogli ragionar se non di mangiare?