GULONE. (Legna per far fuoco per lo banchetto, ché Pardo ha promesso invitarmi a pranso. Ma queste legne non mi fan buono augurio, canchero!).
TRINCA. Ti venghi a mente recar le corde.
GULONE. (Di cembali e di leuti, ché mi fará una musica. Ma appresso al «canchero», quel «ti venga» pur mi fa malo augurio).
TRINCA. Non ti smenticar di cinquanta nespole acerbe.
GULONE. (Son frutti dopo pasto; ma pur le nespole acerbe solemo chiamar le bòtte. Ma vien fuor Trinca).
TRINCA. Gulone, che si fa?
GULONE. Bene.
TRINCA. Non è tua usanza.
GULONE. Ti viene a visitar un tuo amico carissimo.
TRINCA. Io non vo' amici carissimi, ma di buon prezzo, ché ho pochi dinari. Che sei venuto a far a quest'ora?