GULONE. E tu non sai l'usanza mia?

TRINCA. Non mi ricordo.

GULONE. M'è venuta una disgrazia, la maggior che mi possa venire.

TRINCA. Dimmela, se non è cosa di stato.

GULONE. Mi muoio della maladetta fame: io son venuto a sguazzare col tuo padrone.

TRINCA. Sguazzarai come un cavallo per un pantano: il mio padrone sta irato teco.

GULONE. Scusa di mal pagatore: perché l'ho maritata la figlia, per non darmi la mancia, finge il colerico. Questo è il frutto dell'obligo? Va' e stenta tu. Io vo' che mi faccia il beveraggio bonissimo.

TRINCA. Ha promesso farti buttar in un fiume, ché beva benissimo.

GULONE. Che ha egli meco?

TRINCA. Essendosi informato del capitano, ha ritrovato tutto il contrario di quanto gli hai detto; e se avesse fatto il matrimonio sotto la tua parola, arebbe annegata la figlia. Hai torto ingannarlo cosí.