GULONE. (Queste son corde ch'io stimava di cembalo).
TRINCA. … e farti dieci crestieri il giorno, accioché evacui bene; poi attaccarti con i piedi in su, finché vomiti quanto hai mangiato in casa sua; poi darti due fette di pane il giorno e un becchiero d'acqua…
GULONE. Cacasangue! Se mi ci coglie, mi facci il peggio che sa. Rompermi la testa, darmi cinquanta bastonate, cavarmi un occhio e sfreggiarmi la faccia, son cose ch'all'ultimo si ponno sopportare. Ma quel star a trippa vacua e senza mangiare, son cose insopportabili.
TRINCA. … Ha ordinato a Mazzafrusto e a Sgraffagnino che stieno alla posta, che subito entrato in casa ti attacchino bene.
GULONE. Se mi lascio prendere da Mazzafrusto che mi frusti e ammazzi, e da Sgraffagnino che mi sgraffigni! a dio, a dio.
TRINCA. Ascolta una parola…
GULONE. Non ascolto parole.
TRINCA. … che importa molto.
GULONE. Che cosa?
TRINCA. Vieni, ché il padrone ti aspetta a tavola con un piatto di maccheroni straordinariamente grossi, che appena ti capiranno nella bocca.