CAPPIO. Mira che criar, che zanze, che bravositá xe questa. Donca un ladro, mariol, zaffo, razza de zaffi, assassin, gramo, disgraziatazzo, schiuma de canaia, mostazzo de cavra, piegora grinza, ingenerao d'un castronazzo, becco de quattro corna, s'è cazzao in questa osteria da por sottosovra questa casa? Al sangue de le seppie e de mie pantofole, se pongo mano alla cinquedea n'ará cattao la mala ventura: una stoccata che dago dentro il cor, te trarrò la testa in levante e 'l cao in ponente. Ti xe matto, a questa foza se tratta con un zentiluomo veneziano? A ti dico, spagnolo impettolao, pezzo d'aseno, se pi' stai qua un giozzetto, ti xe morto.
GIACOMINO. O che terribil veneziano!
SPAGNOLO. ¡Voto al Cielo que yo soy muerto!
CAPPIO. Potenz in terra, pover spagnol meschinaz, al corpo de mi mader, che se te cazo in tel polmon questo temperarin, ti fare' tanti busi in tel polmon che non ne ha tanti un crivel, e ti fazo in mille pezzi. Ti venghi il cancher in tel cor, se cercasse in tutto el mondo, en Turcheria, en India e assai pi' en lá, ti non purisse accattar un oter come mi: mi son auter bravus che 'l sicilian, mi son un oter Rotolan che ammazzi pi' de trenta omen: va' via! ah venghi, ah venghi! A chi dic mi? partit con tutt'i diavoli del mondo, a chi dic mi?
SPAGNOLO. ¡Dios me libre de tantos mirables hombres!
SCENA IV.
PEDANTE, ALTILIA, LIMA, LARDONE, CAPPIO.
PEDANTE. Deo gratias. Giá siamo pervenuti all'antica Palepoli e moderna Napoli, uberrimo seminario degli oci e delle delizie. Salve o terque quaterque bella Napoli!
ALTILIA. Oh che gentil Napoli! veramente piú bella e piú magnifica assai di quel che il mondo ne ragiona. Questo è il perpetuo nido di gentilezza, la reggia d'Amore che ha lasciato il suo Cipro per abitare in Napoli; questo è il palaggio delle grazie, riposo de' miei pensieri, ricetto delle mie speranze. Oh, come par che qui il sol piú chiaro risplenda che altrove! oh, quanto goderebbe il cor mio se non avesse a partirmi di qui mai!
LARDONE. Oh come biancheggia il grasso in quei quarti di vitella! oh come gialleggiano quelle groppe de capponi, e come corporeggia quel rosso su le liste del bianco in quei presciutti, come carboneggia quel nero fra quelle reti di fegatelli, come pavoneggiano quelle provature fra quei riccami di salsiccioni!