PEDANTE. Dov'è quel teutonico che mi ricevè prima in questo ospizio?
GIACOCO. O che arraggie, che tante tente tonte! Tu sbarii, poveriello.
PEDANTE. Dico «teutonico», cioè germano, idest todesco. Germani sunt
Germaniae populi, e sono detti «teutonici» dal lor dio detto
Teviscone.
GIACOCO. Che ne volimmo fare nui de ssi chiáiti? chi t'addomanna chesse cincorane?
PEDANTE. Se non mi trovate la mia figliuola e la balia, tanto vociferarò che i miei stridi giungeranno ad astra coeli.
GIACOCO. In casa mia non c'è astraco né astraciello.
PEDANTE. Io lasciai qui mia figlia per arrabone.
GIACOCO. Mienti pe la gola, ca nui non arrobbammo. O povero Iacoco, dove si' arreddutto! Tu mi faressi venire li parasisimi.
PEDANTE. Ecco mi trovo afflitto da tante contumelie; sed «patienter ferre memento». O l'aria di Napoli è tanto ottusa che ottunde gli anfratti auriculari che non vogliono intendere, overo hanno qualche cacademone nel capo.
GIACOCO. È lo vero che tu hai no demonio che te caca nduosso; e se me ntrattengo troppo con tico, che quarcuno non cache ncuollo a mene. Se si' spiritato, fatte nciarmare.