GIACOCO. Chiappino, fa' sta caretate, porta chisto all'osteria dello Cerriglio, perché averá scagnata la taverna. Guai e maccaruni se voleno mangiare caudi caudi; e se non se ne vuole ire, dalle quarche manomerza.

CAPPIO. Andiamo, ch'io vi condurrò al Cerriglio.

LARDONE. (Io l'attaccarei al calendario; lui ha mangiato e bevuto, e a me toccará lavar le scudelle, succhiar il brodo e vôtar i fondi de' fiaschi. Prego il Cielo che i maccheroni diventino strangulatori, e il vino foco. Ahi, ch'io pensavo burlar altri, e io resto burlato!).

PEDANTE. Non vidi hominem di maggior pasto né di minor fatica di te.

CAPPIO. Ecco il Cerriglio; battete e vi sará aperto.

LARDONE. Tic, toc, tic.

SCENA VIII.

TEDESCO, PEDANTE, LARDONE.

TEDESCO. Chi battere le porte delle nostre ostellerie?

PEDANTE. Tito Melio Strozzi gimnasiarca!