PEDANTE. Da questa massima ne segue: ho perduto la figlia, ergo, igitur, è stata violata; e io ne resto disperato.
LARDONE. Disperati son quelli che l'han trovata; ché subito gli verrá in fastidio, che doppo il fatto, se avessero il pozzo appresso, ce la buttarebbono dentro, ché non è peggio mercanzia che di femine.
PEDANTE. Ti par poco essermi tolta una figlia?
LARDONE. Ti par poco esser restato io senza mangiare e senza dormire, che non sarebbe altro che sotterrarmi vivo?
PEDANTE. Perché sei un forfante che ad altro non pensi che mangiare.
LARDONE. Come si parla di mangiare e di bere, sono un forfante; come non darmi da mangiare e bere, son piú che fratello carissimo.
PEDANTE. Ti vorrei attaccar la bocca con una cannella piena di vino e lasciarti bere fin che crepassi; e dire:—Vinum sitisti, vinum bibe.
LARDONE. O che crepar dolce!
PEDANTE. Il furto della figlia a chi «habet acetum in corde» importa l'onore.
LARDONE. Lo star senza mangiare importa la vita, che è piú dell'onore: si può vivere senza l'onore, ma non senza mangiare. Da questo mondo non se ne ave altro se non quanto ne tiri con i denti.