PEDANTE. Il carico fatto a me è fatto al piú famoso uomo del mondo.

LARDONE. S'il carico è fatto al piú famoso, dunque è fatto a me che sono ora il piú famoso uomo del mondo e di quanti affamati fur mai.

PEDANTE. Mai dal mio nemico sidere m'accadde cosa come questa.

LARDONE. Né a me mai verrá questa notte in fantasia, che il mio stommaco non si risenta.

PEDANTE. Si dirá per tutto il mondo che Tito Melio Strozza gimnasiarca ha perduto la figlia con la balia, si scriverá per le gazzette, e i scrittori de nostri tempi lo scriveranno per l'istorie; né io potrò piú comparir fra letterati.

LARDONE. Il manco pensiero che hanno i letterati di questi tempi è di scrivere i fatti tuoi.

PEDANTE. Il tuo male con una ricetta si guarirá.

LARDONE. E quale?

PEDANTE. «Recipe due capponi, l'uno arrosto e l'altro boglito, cento ova dure, due rotuli di carne di vitella, un piatto di maccheroni; pongasi in una pignatta e boglia a sufficienza; quattro fiaschi di vino: et fiat cibus et potus».

LARDONE. Con manco di questo si guarirá il tuo male. «Recipe colla di carniccio, bianco d'un uovo, un poco di litargirio; faccisi impiastro con stoppa di cánnevo; pongasi sopra la rottura e subito consolidarassi».