PANDOLFO. Di' ciò che vuoi.

VIGNAROLO. Vorrei sapere di che vi dolete di me, se mi son affaticato tutto oggi per vostro bene?

PANDOLFO. Perché mi hai tu sentenziato contro in favor d'altri!

VIGNAROLO. Tacete voi ora: quando io fui giudice o consegliero che vi avesse dato sentenza contro in favor di altri?

PANDOLFO. Taci or tu: «che Artemisia fosse sposata con mio figliuolo, e Sulpizia con Lelio».

VIGNAROLO. Volete voi che io parli o non parli?

PANDOLFO. Vo' che parli tanto che crepi!

VIGNAROLO. Però tacete voi.

PANDOLFO. Ma taci tu, lassa parlare a me. Tu mi promettesti di entrare in casa di Guglielmo e darmi Artemisia per sposa, e poi la desti ad Eugenio. Tu ne hai fatta una a me, io un'altra a te: siamo patti pagati e cassate le partite.

VIGNAROLO. Se non tacete voi non ci accordaremo mai.