RONCA. Ricordatene pur tu a cui si appartiene. Fuggi presto, scampa la forca che ti sta al presente innanzi agli occhi e non la vedi: ogni cosa è birri e pregione e manigoldo per te, e guai a te se non voli!
SCENA V.
CRICCA, PANDOLFO.
CRICCA. (Ma dove trovarò il padrone per dargli questa buona nuova, che l'argento è ricuperato dall'astrologo? Vo' cercargli la mancia. Ma eccolo, che viene). Padrone, allegrezza allegrezza!
PANDOLFO. Le allegrezze non ponno capir in me ripieno di tante calamitá, ché la maladetta fortuna mi ha colmato di tante miserie.
CRICCA. Non offendete la vostra buona fortuna con queste maledizioni, ma concorrete meco in allegrezza, ché col soffio della buona nuova sparirá da voi la cattiva fortuna.
PANDOLFO. Lo farò se averò tanto potere. (Certo costui mi portará nuova che si sian ritratti dalla sentenza e non averli concessa Artemisia). Dimmi, che allegrezza è questa?
CRICCA. La maggior desiderata da voi.
PANDOLFO. Orsú, raccontami tanta allegrezza: forsi si sono mutati di parere e me la vogliono restituire?
CRICCA. Vi restituiranno quanto avete perduto.