CRICCA. Astrologo, di che ciera ti paro io?

ALBUMAZAR. Ho visto mille appicati in vita mia, ma non ho veduto la piú maladetta e scommunicata fisonomia e ciera della tua; e se tu fossi un poco piú alto da terra, direi che sei stato appicato giá. Ma se ben mi ricordo, vidi l'altro giorno uno che s'andava scopando per la cittá: o tu sei esso o egli te.

CRICCA. S'ho cattiva cera di fuori, dentro ho buono miele.

ALBUMAZAR. Cera da far candele: la forca prolongar la potrai ma non scampare!—Ma ditemi: costui è vostro servo?

PANDOLFO. Si bene.

ALBUMAZAR. Fate sonare la campana a mortorio.

PANDOLFO. Ancor non è morto.

ALBUMAZAR. Sará ucciso fra poco e li sará passato il cuore da mille punte. E cosí conoscerai se sono buono o cattivo astrologo; e quando l'avrai scampata, allor schernisci me e la potentissima arte dell'astrologia.

PANDOLFO. Padron caro, non mirate costui che è mezzo buffone, e però ha preso con voi questa confidanza. La prego per lo suo valore che non miri la costui pazzia; e rimediate se potete.

SCENA V.