ALBUMAZAR. «Sed de privatione ad habitum non datur regressus»: cioè col fiato delle stelle e de' pianeti far risuscitare un uomo dalle ceneri, oh che stento, oh che manifattura! Ci bisogna una intelligenza planetaria delle grosse, che sono fastidiose e fantastiche, come quella di Giove e del Sole; e queste sorti di spiriti tanto ti servono quanto si pagano bene: e se voglio essere ben servito bisogna che io paghi meglio, senza le molte difficultá che porta seco questa impresa.

PANDOLFO. Purché sia sodisfatto del mio desiderio, non guardarò a spesa nessuna.

ALBUMAZAR. Faremo l'istesso effetto con l'arte prestigiatoria. Torremo una intelligenza di bassa mano, che vuole poca spesa, e con l'aiuto di quella faremo che un vostro servo o amico pigli la forma di Guglielmo, e gli falseggiaremo solamente il sembiante, che non si sappia discernere se il vero sia falso o il falso vero.

PANDOLFO. Io vi prego, strapriego, arciprego, o mio negromantissimo astrologo, o mio astrologhissimo negromante, che prendiate di me calda e amorevole protezione; e in ricompensa vi darò questa catena d'oro che ho al collo, che vale scudi cinquecento.

ALBUMAZAR. Non lasciarò far ogni cosa per aiutarvi.

PANDOLFO. Vi raccomando il corpo e l'anima mia!

ALBUMAZAR. Ma fermatevi, ché mentre sto ragionando con voi ho visto certe linee nella fronte, e mi pare che tutte le stelle siano congiurate a' vostri danni e sono corrucciate e incolerite contro di voi….

PANDOLFO. Oh che dite! son morto! Voi state attonito?

ALBUMAZAR. … E perché le linee son tante colorite che paiono sanguigne, l'effetto sará tra poco: un gran sasso vi caderá sopra il capo, che vi spolpará tutta la carne e l'ossa e se n'andará in vento.

PANDOLFO. Cacasangue! questo è altro che amore: il cuore sbatte cosí forte che pare che sia un tamburo. Astrologo, me vobis commendo.