VIGNAROLO. «Come cavallo magro ad erba fresca».

PANDOLFO. Ho tanto bisogno di te che non ne ho avuto altrettanto in vita mia; e se tu vuoi servirmi, tu sarai la mia ed io la tua ventura.

VIGNAROLO. Eccomi per servirvi.

PANDOLFO. È giunto qui un astrologo che transforma gli uomini in altre persone. Se tu vuoi lasciarti transformare in un mio amico, ti lascio tre annate dell'affitto che mi rendi della tua villa.

VIGNAROLO. E se mi transformo in un'altra persona, che mi servirá quell'utile? lo farai a quello, non a me.

PANDOLFO. Tu non sarai transformato se non per ventiquattro ore, e poi ritornerai come prima.

VIGNAROLO. E chi m'assicura che torni come prima? ché transformandomi si perde la persona mia, non sarei piú in calendario e non restarebbe segnale al mondo che vi fosse stato. No no.

PANDOLFO. Non è peggio al mondo che avere a fare con animalacci come tu sei: «se li preghi s'insuperbiscono, se li bastoneggi s'indurano»; non si sa come trattar con loro, razza grossolana! Farò seco come si fa con i cani: che, per fargli piacevoli e che faccino a modo de' padroni, non se li dá da mangiare e si pigliano con la fame.

VIGNAROLO. Almeno, se morirò di fame, morirò quel che sono; ma se mi trasformo, venerò in fumo, in vento.

PANDOLFO. Chi non cerca migliorare vive sempre misero e meschino, e non val per sé né per altri. Sai che differenza è fra un savio e uno ignorante?