VIGNAROLO. Come state?
ARPIONE. Sète forse divenuto medico, che mi dimandate come stia? Comunque stia, son sempre al vostro comando. Perdonatemi, non posso contenermi che non vi abbracci e baci di nuovo, e sento tanta allegrezza che non ho lingua per esprimerla.
VIGNAROLO. (Mentre costui mi ave abbracciato mi ho sentito dare una scossa alla borsa. Le mani e le braccia me le sentiva al collo: se alcun da dietro non me l'ha tolta, non potrei saper chi fosse. Ma qui non è altri).
ARPIONE. Avete patito gran disagi nel viaggio, Guglielmo caro?
VIGNAROLO. Molti, Arpione mio carissimo. (Io veggio pur le mani di costui fuori, e pur mi sento levar la borsa).
ARPIONE. Orsú, me vi raccomando. A rivederci, ringrazio la vostra liberalitá.
VIGNAROLO. Ed io vi bacio le mani. (Io non li ho dato nulla e dice che ringrazia la mia liberalitá!). Oimè oimè, la mia borsa! oimè, i miei danari, o messer Arpione!
ARPIONE. Eccomi, che volete?
VIGNAROLO. Mostrami la mano.
ARPIONE. Eccola.