GUGLIELMO vecchio, solo.
GUGLIELMO. Ecco col favor del cielo da cosí crudel naufragio san pur gionto salvo alla patria mia. O patria, quante lacrime ho sparte ricordandomi di te! non so come sia vivo per il gran dolor che ci ho patito, veggendomi lontano da te! Or quanto devo a' cieli, che pur dopo tante lagrime mi è concesso di rivederti! Misero me, che, volendo andar in Barbaria per saldar i conti con un mio corrispondente e vivermi il restante della mia vita ocioso e felice, ebbi a far i conti con la morte: ché, sendo vicino alle sirti, fieramente percosso da una fiera tempesta e dato in quelli scogli di arena, s'aperse il legno in mille parti e fui fatto schiavo de' mori; poi, riscattato, mi sono ricovrato nella mia patria! Onde avendo passati innumerabili travagli, posso innumerabilmente ringraziare il cielo che mi veggia salvo. Vo' aviarmi verso la casa mia.
SCENA II.
CRICCA, GUGLIELMO.
CRICCA. (O Dio, che cosa veggio? or non è questo il vignarolo transformato in Guglielmo, la cui figura cosí perfettamente rappresenta il figurato che non saprei discernere s'egli fosse il vignarolo o il vignarolo lui?).
GUGLIELMO. (Veggio uno che si maraviglia del mio ritorno: forsi che, stimandomi morto, si maraviglia che cosí insperatamente gli comparisca dinanzi).
CRICCA. (Oh mirabil possanza delle stelle, oh mirabil arte di astrologia, or chi di questo non s'ingannasse? Guardatevi, mariti che avete le donne belle, ché i loro innamorati sotto la vostra forma si godono di loro; guardatevi, ricchi, perché possedete tanto oro, argento, gioie e danari in casa, ché i ladri trasformandosi nella vostra effigie vi aprono le casse e vi togliono i danari: or sí che ogni uno può venire al sicuro ladro di quello che vuole).
GUGLIELMO. (Mi ricordo averlo visto e ragionato con lui piú volte; ma non posso ricordarmi chi sia).
CRICCA. (Vorrei burlarlo un poco; ma mi par Guglielmo tanto naturale che non ardisco).
GUGLIELMO. (Giá mi sovien chi sia). O Cricca, che tu sia il ben trovato! Come sta Pandolfo mio amico?