CRICCA. Mi rallegro dell'accrescimento del vostro stato: che di padron che vi sia Pandolfo, or vi sia divenuto amico.

GUGLIELMO. Che dice il mio caro Cricca?

CRICCA. Che siate il bentornato da lontano paese, ché giá sommerso nel mare vi avevano pianto per morto!

GUGLIELMO. Posso dir che sia renato: fu tanto periglioso il mio naufragio!

CRICCA. (Ah, ah, mira il goffo con quanta grazia e prosopopeia ragiona: or che potrebbe piú dire o far l'istesso Guglielmo?). Oh che il cancaro ti mangi!

GUGLIELMO. Or questo è un cattivo modo di procedere: tieni le mani a te e parla con piú riverenza: con chi pensi trattare?

CRICCA. (Mira questo furfante, che in corpo, in anima si pensa essere transformato in Guglielmo! fa sí come io non fossi consapevole dell'inganno).

GUGLIELMO. (Io non posso imaginarmi come un servo ribaldo, come costui, abbia preso tanta baldanza meco: come ride il furfante!).

CRICCA. (Mira come stringe le labra per non ridere il furfante, e per il riso gli lampeggiano gli occhi!). Ah, ah, ah!

GUGLIELMO. Vorrei saper di che ridi; se non, ne farò risentimento col tuo padrone.