GUGLIELMO. (Cancaro! questo è ancor me: e dice tutto quello che son io e sa tutti i miei secreti, sí come avesse la mia persona e lo mio spirito). Ma avèrti, giovane, che io son Guglielmo, e son colui che andai in Barbaria per saldar le ragioni con quel mio compagno, ed io promisi la mia figlia a Pandolfo; ma se io non sono né posso essere altro che io, e tu non sei né puoi essere altro che Guglielmo, tutti duo saremo Guglielmo e tutti duo saremo uno.
VIGNAROLO. Se tu dici piú simili parole, ti batterò con una pertica come si battono le noci. Che asinitá! se siamo duo, io e tu, come siamo un solo?
GUGLIELMO. Almeno dimmi se io sia diventato te e tu me.
VIGNAROLO. E pur lá! taci e fai meglio per te.
GUGLIELMO. Puoi far tu che non sia quel che sono? e non sia Guglielmo?
VIGNAROLO. Orsú, togli, Guglielmo; ricevi, Guglielmo!
GUGLIELMO. Oh oh! dispiacemi che per li travagli del viaggio io sia sí fievole e cagionevole della persona che non possa difendermi.
VIGNAROLO. Or dimmi se sei Guglielmo! poiché non posso con le buone parole far che tu non sia, lo farò con i legni.
GUGLIELMO. Volessero i cieli che non fossi Guglielmo o che non fossi mai stato, e che io fossi te e tu me, che io dessi e tu ricevessi le pugna!
VIGNAROLO. Dimmi or, chi sei?