MASTICA. Statene sicurissima.

SENNIA. Non mi far rallegrare invano, ché poi con doppio affanno mi faresti dolere.

MASTICA. Sapete, padrona, che per una grandissima nuova si fa sempre grazia a' prigioni e agli appiccati. Però per questa allegrezza faccisi grazia a quei presciutti che sono stati tanto tempo appiccati senza ragione; e per esser piú persone di nuovo aggionte, bisogna comprar piú robbe per lo banchetto e tener corte bandita.

SENNIA. O Dio, ringraziato sii tu! non deve mai l'uomo sconfidarsi della tua grazia, ché sai meglio rimediare che noi sappiamo dimandare.

MASTICA. Eccoli che vengono; calate giú, padrona, a riceverli.

SCENA VIII.

LAMPRIDIO, FILASTORGO, TEODOSIO.

LAMPRIDIO. O padre, mi vergogno domandarvi perdono dell'offesa fattavi.

FILASTORGO. Fa' che per l'avenire si ricompensi essermi ubidiente, ché giá hai conosciuto se t'amo.

LAMPRIDIO. Non arei potuto vederne piú chiaro segno, e per rendervi le debite grazie di tanta affezione mi mancano le parole: però vi priego che col vostro savio discorso consideriate quel tanto obligo che vi debbo e per natura e per debito, e facci Iddio che io viva tanto che possa dimostrarlovi.