FILASTORGO. Fa' che ami la tua Olimpia, poiché ne hai tanto patito e fatto patire ad altri.

LAMPRIDIO. È soverchio ricordarmelo, padre.

FILASTORGO. Teodosio, io ve lo do per genero e per servo.

TEODOSIO. Lo ricevo per genero e per figliuolo.

LAMPRIDIO. Andiamcene a casa e diamo questa allegrezza a Sennia e non la facciamo piú penare.

TEODOSIO. Giá la vedo comparire dinanzi la porta.

SCENA IX.

LAMPRIDIO, SENNIA, FILASTORGO, TEODOSIO, EUGENIO, MASTICA.

LAMPRIDIO. Perdonami, o carissima madre, poiché sotto questo venerabil nome di madre io t'ho ingannata; né io arei ardire comparirti dinanzi se la suprema bontá di Dio non avesse dato meglio esito alla mia audacia che io avessi saputo desiderare.

SENNIA. Grande fu la tua sfacciataggine e molto l'ardire né cosí facilmente degno di perdono: tôr per follia di gioventú l'onor ad una casa in un ponto, che s'ha acquistato con tanta diligenza e con tanti anni.