MASTICA. Ascolta se vuoi.

LAMPRIDIO. O cielo, come consenti che gli occhi, sole d'ogni tuo sole, or sparghino tante lacrime? o Amore, come tu soffri che si straccino quelle trecce dorate con che tu suoli legare ogni persona? o cuor mio, anzi non cuore ma pietra, come non scoppi di doglia in sentir questo?

MASTICA. Tu piangi? e che faresti vedendo rotta una pignatta in mezzo il foco vicino l'ora di mangiare?

PROTODIDASCALO. Sempre sta l'animo in saziar l'inexplebile aviditate del suo elefantino corpo e pascer l'ingluvie di quella vorace proboscide.

LAMPRIDIO. Presto, finisci d'uccidermi.

MASTICA…. Ella sempre che mi vedeva in presenza della madre, mi volgeva gli occhi con certo atto pietoso che parea che mi dicesse:—Mastica, abbi pietá di me….

LAMPRIDIO. Beato te!

MASTICA. Per che cosa? perché ho fatto forse collazione?

LAMPRIDIO. Che collazione? Perché puoi trattare e ragionar con Olimpia e vederla quanto ti piace.

MASTICA. Dieci di queste beatitudini le venderei per un bicchier di vino.—… Poi quando alla sfuggita mi potea parlare, diceva:—Mastica, sai tu novella di Lampridio mio?—e finiva le parole che le portavano l'anima in sino a' denti….