SENNIA. O Eugenio pianto e sospirato sí lungo tempo!
LAMPRIDIO. O Sennia madre, ché l'odor del sangue mi ti fa conoscere per madre!
SENNIA. Olimpia, abbraccia il tuo fratello: come stai cosí vergognosa?
LAMPRIDIO. O sorella, dolcissima anima mia!
OLIMPIA. O amato piú che fratello, non conosciuto ancora!
SENNIA. Io tutta ringiovenisco e in avervi cosí subito acquistato, figliuol mio, parmi che t'abbia or partorito. Mira, Olimpia, come nel fronte e negli occhi ti rassomiglia tutto.
OLIMPIA. Il resto dovea assomigliare a suo padre.
SENNIA. Non pigliar a tristo augurio, figliuol mio, ch'io pianga, ché l'allegrezza ch'io sento di tua venuta, tanto piú cara quanto men la sperava, mi fa cader le lacrime dagli occhi.
LAMPRIDIO. O madre, io ancora non posso tenermi: sento il cuor liquefarsi di tenerezza. Raguagliami: è viva Beatrice mia zia di che molto si ricordava Teodosio mio padre?
SENNIA. Vive e si sta maritata in Salerno molto ricca.