MASTICA. Si, certi polli che appena aveano la pelle come se avessero avuti tutti i pensieri del mondo o fussero ettici o avessero avuto la quartana dieci anni; o qualche cornacchia vecchia che fattala bollir tutto un giorno non si potea masticare.

TRASILOGO. Taci, ruffianello macro, morto di fame.

MASTICA. Io morto di fame? se mi porrò mano in gola, vomiterò tanta robba che potrò dar a magnare a dieci di pari tuoi.

TRASILOGO. Squadra, porta qua dieci some di bastoni, ché non posso sopportar piú. Poltron, non parlare se non quanto le tue spalle ponno sopportar bastonate.

MASTICA. Non ti mette conto che m'uccidi.

TRASILOGO. Perché?

MASTICA. Perché morto che serò io, tu serai il piú gran poltron del mondo.

SQUADRA. Taci, Mastica. Vuoi tu ucciderti con lui?

MASTICA. Non ci uccideremo, no: poltron con poltrone non si fa male, «corvo con corvo non si cava gli occhi».

TRASILOGO. Partiamci, Squadra, ché non è ben che un par mio stia a contender con lui, né io uso armi con la canaglia: lascio che gli ospedali e i pidocchi faccino la vendetta per me.