LAMPRIDIO. Mai comincia una sciagura che non ne seguano mille, ché la fortuna non si contenta d'una sola. Appena cominciò la prima che seguí la seconda, poi la terza; e mi getta sopra monti ardenti di mali, che appena mi dá tempo di piangere, non che rimediare alla mia disgrazia. All'ultimo, per non lasciarmi tantillo di speranza, fa venir Filastorgo mio padre, onde m'è stato forza finger di non conoscerlo, burlarlo e cacciarmelo dinanzi. Con che faccia gli potrò comparir piú dinanzi? Deh, perché son vivo? perché non moro? che fa in questa vita? Ma il tempo fugge e io lo sto perdendo in parole. Ecco Protodidascalo: cercherò qualche consiglio.—Che ci è, Protodidascalo?
PROTODIDASCALO. Siam rovinati.
LAMPRIDIO. Questo vada a chi ci vuol male.
PROTODIDASCALO. A voi è toccato in sorte.
LAMPRIDIO. Che ci è? parla presto.
PROTODIDASCALO. Che faresti se ti portassi bene, se con tanta fretta mi dimandi il male? Ma tu ancora ignori i tuoi guai: t'apporto nuovi guai.
LAMPRIDIO. I miei guai son tanti che non se ne trovano piú per accrescerli.
PROTODIDASCALO. Tuo padre è venuto.
LAMPRIDIO. Giá lo sai?
PROTODIDASCALO. Ti ricerca.