Un giorno han cancellato:

Or tutto è liscio e candido,

E, a quei toni abbaglianti,

Ammiccan gli occhi i santi

E parlano? tra lor».

Santi? Si incominciava a non credervi più: si stavano stampando Il Re Orso e Le Madri Galanti e Tavolozza; si leggevano i romanzi del Tronconi: Felice Cavallotti ristampava le Poesie, bersaglio colpito inutilmente dalla Procura del re e soppresse per riapparire; ragione per cui lo scaldo repubblicano tornava ad essere ospite frequente delle Carceri Criminali, per riuscirne, brindando nei Filobaccanti, col bicchiere colmo e spumoso, sonora ilarità, sfarzo di facili amori a coprirgli i singhiozzi sulla povera ora trista italiana.

Così, mentre si tentava di rappresentare il Mefistofele, Tarchetti aveva già gettato il grido: All'aperto, all'aperto! di maggiore ed italiana efficacia che non fosse l'«en plein air!» zoliano, denunciava il facile mestiere di imitar Manzoni; tornavasi ad odiare ed a combattere i pedanti come i più fieri assassini della poesia. I giovani si trovavano sospesi tra il lievito spremuto dall'Heine e dallo Schopenhaurer, in una stanchezza di razza che ha troppo lavorato e pensato, in una quiescenza alla servitù avvenire, per le inutili ribellioni al fatto che popolava l'Italia liberale e liberata di burocrazia piemontese, scialacquatrice di patria e pubblico erario. — Dolore di aerei disinganni? Non pensavano più alla Byron, alla Leopardi, alla Gilbert, alla Moreau; non adoravano ancora il corteggio dei Montjoye, dei Maître Guerrin, delle Susanne d'Ange, delle Femmes de Claude, dei Sirchi, dei Lebonard, delle contesse de Chalis delle Ize Clemenceau, delle Eve alla Verga, delle Fanciulle alla Torelli;.... ma già spuntavano li uomini d'affare: non più si invocava la morte, ma il listino di borsa; non più la manìa dell'Ortis, ma la febre del guadagno e delle voluttà presto godute... a pagamento. L'Altrieri si dubitava di Dio e ci si disperava per amore; Ieri, i giovani nati troppo presto per combattere per la patria, od avendo già combattuto per questa e non per questo, non trovandosi intorno più nulla da fare, si guardavano in faccia muti, interrogandosi se non conveniva rimutarsi in mercante, vendersi, o vendere qualche cosa, o qualcuno.

Supporavano le angoscie reali ed imaginate di questa gioventù tradita dalla realtà del vivere; deliravano le antinomie tra il volere ed il potere, tra la volontà inutile e la refrattarietà dell'ambiente sociale, tra il pensiero e l'azione, che sembrava non poter più.

Rappresentativo del malessere generale, ancora, Giulio Pinchetti sottoponeva la sua dolorosa vivisezione all'amico Sardi[33]: «Ho mille temi capricciosi che mi ballano in capo: mille pensieri condensati in convento: vapori, bolle, forse, che scoppieranno, presto o tardi, in qualche acquazzone di terzine. — Custoza, Lissa, cuore, natura... e tante altre tempeste mi picchiano nel cranio, che non so io dove battere... Con più ci penso, ad onta di questo, mi vado persuadendo che in Italia l'unico poeta possibile, ora, è Byron: ed io ti dico, che, inanzi di essere Chatterton tra questa ciurmaglia di trafficanti, preferisco cantar natura e cuore indipendenti dell'umano bipede, come Berni o Petronio». — Ed il dissidio si acuiva e si faceva ad acusar il mondo[34]: «Il mondo è fatto al rovescio, come quei dannati di Dante che avevano il culo inanzi, il petto dietro e le lagrime strisciavano per lo fesso». — E lamentava la mancanza di scopo, e gridava la propria infelicità, e, nello stesso tempo, preferiva, colla Italia di fronte, la maschera di Sallustio, altro fare, altro dire[35]: o esserle infelice e non confessare l'infelicità giammai».

Decadenza?