Ma allora si rifabricavano e si fucinavano coscienze e modi di vita cittadina, altri se ne assumevamo; si rifiutavano e si accoglievano attitudini, inquietudini letterarie e morali. Di quel tempo, nell'aspettazione di una nuova guerra coll'Austria, che deteneva ancora le provincie venete, nell'alacre fermento delle incalzate generosità del partito d'azione, i giovanetti tentavano più difficile se pur pacifica milizia.
Se abbattevansi muraglie, Carlo Dossi ed Alberto Pisani venivano alle demolizioni notturne del Rebecchino, tra le fumigosità delle fiaccole, perchè, non ancora, alla fretta di far nuovo sul vecchio, aiutavano l'arco voltaico e la lampada ad incandescenza: ed udivano Arrigo Boito lamentare:
[31]«Scuri, zappe, arieti
Smantellate, abbattete e gaja e franca
Suoni l'ode alla calce e al rettifilo!
Piangan pure i poeti».
I poeti? I poeti ironeggiavano con Emilio Praga:
[32]«Per l'ampia volta querula,
Nel coro intarsiato,
L'orme di cinque secoli