Il dotto uomo pubblicava di tutta questa tragedia una versione o più veramente (com’egli suole) interpretazione in linguaggio famigliare, dove i versi stanno pro forma.

«Voleva il Tedesco (come si raccoglie dalla sua prefazione) ridurre Firenze alla foggia delle città anseatiche di Germania, oppure in peggiore condizione. Il dipendere dall’Impero (egli dice) non è cosa odiosa; ma gli diranno altri, che odiosa cosa è semplicemente e assolutamente il dipendere. — Un ministro lucchese, essendogli fatto celia del suo piccolo Stato da uno Spagnuolo, disse: la mia repubblica comanda a pochi, ma non ubbidisce a nessuno. — I contadini lucchesi la domenica in albis la domandano la festa della santissima Libertà.

Il popolo non c’è più; l’autorità è del Senato fiorentino insieme col Principe.

Firenze, Lucca, Siena, tre repubbliche delle quali con sua gloria si regge Lucca.

Dice Virgilio: Aeneadæ in ferrum pro libertate ruebant; onde si vede che almeno anticamente la libertà non era nome specioso, conforme si dà a credere il Tedesco. — Libertà poi limitata è serva, o libertà non libera, e ridotta a semplice titolo. Libero è un popolo quando può far ciò che vuole in ordine al buon governo, senza domandarne licenza ad altri.

La generazione delle repubbliche è quando un popolo con atti possessorj si riduce in libertà, e questa repubblica non si può dir tiranna (come suppone quell’autore teutonico), quando si sottraesse dall’ubbidienza del suo signore; ma il popolo suo sarebbe da principio ribelle, poi col tempo e col possesso continuato di una naturale recuperata libertà, sarebbe giustificato, come le signorie e’ principati (prese in principio per via d’usurpazione) si giustificano col tempo, per fuggire la mutazione de’ dominii. — Gli Svizzeri e gli Olandesi, secondo il discorso dell’opponente, sono repubbliche tiranne; ma omnis potestas a Deo est, tanto le repubbliche quanto i principati. — L’Impero romano cadde e si divise in tanti pezzi. I possessori di questi pezzi, ancorchè potessero essere da principio usurpatori, si giustificano per lo lungo possesso; Francia, Spagna, Inghilterra facevano parte dell’Impero romano.

»Il nome di Repubblica pare che grammaticalmente importi indipendenza, l’essere indipendente (autonomos). Ragion di stato, detta dai Greci politica, non volea dire utile del principe, ma utile del popolo. Democrazia e aristocrazia convengono in genere di repubblica, e tutte due s’oppongono alla monarchia, genere di governo disapprovato da Dio ne’ Libri dei Re. Dante, ch’era ghibellino, dice nella Monarchia, che tutti i governi si devono ridurre all’unità, e a un centro il quale è, secondo lui ghibellinissimo, l’Impero. La nostra città però si è mantenuta sempre guelfa e divota di Francia, e per lo celtismo si può dire che perdesse la libertà. Luigi Alamanni, poeta del re Francesco I, arringò al popolo perchè si buttasse dalla parte dell’Imperatore Carlo V (veggasi il libretto del Savonarola al gonfaloniere Alamanno Salviati). Il medesimo Savonarola fece gridare a tutti in sua predica, Christus rex populi Florentini. Cosimo I fu creato duca dal Senato fiorentino plenis liberisque suffragiis (come sta pubblicamente registrato a lettere di bronzo nella gran piazza); e i suoi successori, nelle monete, dissero D. G., cioè (come ognun vede) Dei gratia.

Il Casa sapea molto di greco, e prese la forza greca. Il Borghini, buono antiquario, erudito uomo, amante della patria, avrà certamente saputo di greco. Gli altri storici nostri toscani non ne sapeano; i nostri storici latini sì, come l’Aretino, il Poggio, lo Scala. — Le storie romane, senza ricorrere alle greche, non bastano per imprimere sentimenti di libertà e di amor per la patria. Insomma, le antiche storie sono piene di spirito di libertà; le moderne, di servitù per lo più.

Tiranno non era quello che facesse crudeltà, o che non piacesse, ma quello che avesse tolta la libertà alla Repubblica; e quantunque il Principe fosse buono e giusto, il Tirannicida n’era premiato, come Armodio e Aristogitone in Atene.[342]

Possideo quia possideo. Questo titolo giustifica ancora le possessioni degli Stati, che al principio furono usurpazioni; ne regna et dominia sint in incerto.