Il notaro che si roga di quell’instrumento è un Bernardo, il cui nome ricorre parimente in due instrumenti dei Conti Alberti, relativi a Pogna, Semifonte e Certaldo, e che hanno la data del novembre 1184. L’instrumento è dato il giorno quarto non. martii, indictione quintadecima; ma l’indizione XV corrisponde non al 1102, ma al 1182 stile comune. A queste due evidenti ragioni possiamo aggiungere, che il notaro Iacopo, cui dobbiamo la copia del documento (fatta senza dubbio nella seconda metà del secolo XIII), non è stato così diligente copista da non aver bisogno che nello stesso documento egli medesimo correggesse i propri errori. Uno dei quali, da lui non avvertito, fu appunto quello di omettere nella data millesimo centesimo primo la parola octuagesimo. — Nel Registro XXIX della stessa serie de’ Capitoli, a c. 79 t., è un’altra copia del medesimo instrumento, fatta sul cadere dello stesso secolo, da un Belcaro, che dice di averla tratta dalla copia del notaro Iacopo, il cui errore nella data fu trascritto fedelmente.
Fine del Tomo Primo.
NOTE:
[1]. Tacito, Annali, I, 79. — Borghini, Discorsi.
[2]. Zosimo. — Paolo Orosio. — Paolino, Vita di sant’Ambrogio.
[3]. Procopio. — Giornande. — Continuator Marcellini Comitis in Chronico.
[4]. Malespini, cap. 42, 56.
[5]. Nella Cronaca latina del Giudice Sanzanome, la quale finisce l’anno 1231, dove si racconta la guerra dei Fiorentini contro i Fiesolani l’anno 1125, sono due lunghe dicerie dei condottieri delle due parti per animare ciascuno i suoi. Mette innanzi il Fiorentino l’antica origine de nobili Romanorum prosapia; e dice, Firenze essere stata edificata ne relevaretur civitas Fesulana, pronta agli eccessi e ai malefizi dai primi suoi tempi. Il Fiesolano all’incontro comincia: viri fratres qui ab Italo sumpsistis originem a quo tota Italia esse dicitur derivata, nobilitatem vestram respicite et antiqui loci constantiam. Ricorda il sangue versato per mano dei Romani oppressori e il nobile Catilina co’ suoi, che scelsero morire pugnando piuttosto che vivere fuggendo. Erano vive in quella età le tradizioni che i nuovi tempi dipoi mandarono in dimenticanza.
[6]. Vedi Höfler, Die Teutschen Päpste. Ratisbona, 1839.
[7]. Il Malespini ed il Villani scrivono che l’Imperatore venisse da Siena, con errore manifesto, dimostrato anche dall’avere egli assalito la città da quella parte che guarda Bologna.