[161]. Neri Strinati, del quale abbiamo una breve Cronichetta (stampata di seguito alla Storia apocrifa di Semifonte), era insieme col suo fratello Maffeo mallevadore al fallimento degli Scali: «ma perchè io e Maffeo eravamo dei grandi, non potevamo torre azione contro agli eredi di Ghigo di Gofo ch’erano di popolo:» sì erano fatti gli ordinamenti del popolo contro a’ grandi.

[162]. Storie Pistolesi dal 1300 al 1348.

[163]. Deliz. Erud., tom. XII, pag. 262.

[164]. Balìa rebanniendi exbannitos habitos pro Guelfis et qui pro Guelfis habeantur [11 ottobre 1325]. Archivio di Stato, Provvisioni di quell’anno.

[165]. G. Villani, lib. X, cap. 2. — Coppo Stefani, lib. VI.

[166]. Istorie Pistolesi dal 1300 al 1348.

[167]. Villani, lib. X, cap. 86.

[168]. Il P. Ildefonso, tomo XII, pag. 288, pubblicava il testo originale di questa riforma. È anche da vedere il libro settimo delle Istorie di Scipione Ammirato, con le pregevoli aggiunte di chi portava il suo stesso nome e casato.

[169]. È un libro o zibaldone del secolo diciassettesimo, scritto da Tommaso Forti notaro fiorentino, intorno agli uffici e magistrati della Repubblica: manoscritto appresso di noi, e si trova in altre Biblioteche.

[170]. G. Villani, lib. X, cap. 118. — Abbiamo per quell’anno 1329 e pei susseguenti il Diario d’un Simone Lenzi biadajolo, del quale un estratto si legge nel giornale filologico Il Borghini, an. 1864; ed è pittura circostanziata e molto viva di quei mercati tumultuosi, che spesso conferma le parole del Villani. Per un’altra carestia che fu poi nel 1353 il Comune fece incetta di grano in più luoghi d’oltremare; ma bastò l’annunzio a fare aprire i granai che prima erano tenuti chiusi, rinviliando il prezzo, talchè il Comune vi perdè non poche migliaia di fiorini d’oro. Sul quale proposito io prego gli economisti a considerare le parole di Matteo Villani, le quali mi sembrano con precisione maravigliosa anticipare una dottrina la quale tardò più secoli a farsi norma comune, e in Firenze stessa rinacque appena cento anni fa, ma prima qui che tra le maggiori nazioni d’Europa, perchè l’esperienza ed il senno popolano quivi le avevano prima sparse. «In tali casi occorrono diversi gravi accidenti, e spesso contrari l’uno all’altro. Se grandi compere in così fatta carestia fanno pericolo di disordinata perdita, e certezza non si può avere di grano che di Pelago si aspetta; ma utilissima cosa è dare larga speranza al popolo; chè si fa con essa aprire i serrati granai de’ cittadini, e non con violenza; chè la violenza fa il serrato occultare, e la carestia tornare in fame: e di questo per isperienza più volte occorsa nella nostra città in cinquantacinque anni di nostra ricordanza possiamo fare vera fede.» M. Villani, lib. III, cap. 76.