[559]. L’Oratore Modenese più volte citato, chiama lui vivo «bilancia d’Italia.»

[560]. Machiavelli, fine dell’Istoria. — Guicciardini, Storia di Firenze, cap. VIII e IX, e Istoria d’Italia, lib. I. — Rinuccini Alamanno, anno 1492. — Istoria di Giovanni Cambi. — Valori, Vita di Lorenzo de’ Medici. — Fabroni, Documenti. — Roscoe, Vita di Lorenzo, vers. ital., Pisa, 1799. — Ammirato, lib. XXV, XXVI. — Michele Bruto, ultimi quattro Libri dell’Istoria Fiorentina.

Mentre si stampava la Storia nostra, una Vita del Magnifico Lorenzo si pubblicava in Germania dall’insigne e a noi tutti caro Barone Alfredo di Reumont. È in due volumi, e vi si comprende l’intera istoria di quel tempo e la politica cercata dentro agli Archivi delle maggiori città d’Italia e quanto risguardi le arti e le lettere e i costumi. Di questa opera noi ci peritiamo a dare un giudizio per l’amicizia che da lunghi anni ci stringe all’autore e perchè in essa egli ci onorava molto al di là d’ogni ambizione nostra. Solamente, come Italiani, lo preghiamo a fare italiana egli medesimo una Storia dove noi possiamo tanto imparare. Scrive egli come un Italiano; e degli antichi fatti nostri e degli uomini ha una conoscenza tanto familiare che a noi è un miracolo. Finito il libro, gli venne a mano un Registro di Lettere di Lorenzo, che prima d’ora si credè perduto (Ved. Archiv. Stor. Ital., tomo XIX della Serie III). Di quelle lettere molte aveva prima lette in questo Archivio di Stato, e usate scrivendo: sono in numero grandissimo perchè il Registro comprende quindici anni della Vita di Lorenzo, che ne dettava o scriveva di sua mano fino a dieci e venti in un giorno. Pubblicarle tutte sarebbe cosa intempestiva, tanto vi abbondano, per esempio, le commendatizie, e i minuti affari, che senza fatica Lorenzo sapeva mandare di fronte. Ma tolte anche via le cose che a noi sono inutili, raccomandiamo una ben fatta pubblicazione delle Lettere di quest’uomo, che sempre saranno assai grande numero: l’uomo e i tempi ne sono degni, e in esse Lorenzo è grande esemplare, perchè niuno ebbe delle cose una intelligenza tanto vasta, nè le giudicò in modo sì netto e preciso; la quale ultima condizione basterebbe a rendere il suo scrivere elegantissimo, quando anche in lui non si fosse aggiunta la grande coltura. A queste potrebbero fare riscontro anche altre lettere scritte da uomini di quel tempo.

[561]. Filippo Villani nel Proemio.

[562]. Leonardi Aretini Dialog. I ad Petrum Histrium. Fu già stampato in Basilea, ed è manoscritto nella Laurenziana.

[563]. Orazione di Cristoforo Landino; Firenze, 1853.

[564]. Prefazione alla Sporta; Firenze, 1550.

[565]. Landino, Proemio al Commento sulla Divina Commedia.

[566]. Lettera stampata nel Propugnatore; Bologna, 1869.

[567]. Proemio al Commento sulle Canzoni.