[50]. La Vita di Fra Girolamo fu scritta dai suoi molto devoti Giovan Francesco Pico della Mirandola e Fra Pacifico Burlamacchi, lucchese, che aveva avuto da lui l’abito di san Domenico: queste e le scritture di Fra Benedetto da Firenze talvolta s’assomigliano a leggenda. In Francia il Padre Quétif pubblicava con illustrazioni l’opera del Pico, e in Italia due altri Domenicani Barsanti e Di Poggio ampliarono la notizia della Vita del Savonarola, intorno a cui pubblicarono documenti. Questi oggi crebbero in assai gran numero, facendo seguito alle Vite che ne scrissero, in Francia il professor Perrens, ed in Italia con maggior pienezza d’ogni altro il professor Pasquale Villari, — Molti documenti abbiamo pure nelle pregevoli scritture del Padre Vincenzio Marchese e nei volumi già da noi citati dell’Archivio Storico Italiano.
[51]. Cambi, Storie, pag. 128. (Deliz. Erud., tomo XXI.)
[52]. Fra questi ne duole dovere contare il buon Marsilio Ficino, antico seguace del Savonarola; ma era canonico del Duomo, ed ora vicino al termine della vita dovette purgarsi in faccia al Capitolo.
[53]. «D’un tanto uomo se ne debbe parlare con riverenza,» (Machiavelli, Discorsi.) — Mémoires de Comines in più luoghi. — Il Guicciardini nell’Istoria di Firenze, cap. XVII, esalta in Fra Girolamo la virtù, l’ingegno, il grande possesso della filosofia e della Bibbia, e l’eccellenza nella predicazione; lo chiama nettissimo nella dottrina e nella vita, riformatore efficacissimo dei costumi, benemerito soprattutto della città che da lui può dirsi che fosse salvata quando ebbe a farsi lo Stato nuovo. Propone il dubbio se fosse Profeta mandato da Dio, e in lui non trovando nè vizio nè colpa, tranne l’orgoglio, conchiude infine: «S’egli fu buono, abbiamo veduto ai tempi nostri un grande profeta; se fu cattivo, un uomo grandissimo che seppe tanti anni simulare una tanta cosa senza essere mai scoperto in una falsità.» Questo nella prima opera giovanile: in quella scritta più anni dopo non pone quanto a sè il caso della simulazione, non ha contro lui parola severa; dice, avere il processo rimosso via ogni calunnia che egli si muovesse per fine maligno: aggiungendo solamente, che molti lo reputarono ingannatore, molti lo assolverono, e la confessione di lui credettero fabbricata. — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. III, cap. VI.
[54]. Officio pel Savonarola, con Prefazione di Cesare Guasti; Firenze, 1863.
[55]. Il Memoriale del Portoveneri (Archivio Storico Italiano, tomo VI) contiene ragguagli molto circostanziati dello spavento dei Pisani, e poi della difesa popolare, e dei guadagni da essi fatti per la fuga dei Fiorentini. — Vedi anche la Cronica che segue di Scrittore anonimo.
[56]. Guicciardini, Storia di Firenze, tomo III, cap. 18, 19, 20. — Nardi, Storie, lib. III, in fine.
[57]. Corio, Storia di Milano, in fine. — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. IV.
[58]. Documenti di Storia italiana editi dal Molini, tomo I, pag. 32.
[59]. Cronaca francese citata dal Sismondi, Repub. Ital., cap. 160. — Memoriale del Portoveneri, pag. 350 e seg.