Magnifici domini etc. — Questa mattina per Bartholomeo Marucelli scrivemo a V. S. quanto sino a quell’hora era seguito, et inoltre conmectemmo a dicto Bartholomeo, che di bocca dicessi a quelle più cose. Vostra non haviamo, et di questa sarà apportatore l’oratore Lionardo Ginori nostro collega, el quale viene per dirvi certa pratica mossaci da questi Cesarei. V. S. intenderanno et piglieranno quella deliberatione che iudicheranno sia a benefitio della ciptà. Noi non haviamo interamente potuto discostarcene per non rompere il filo et per scoprir meglio le loro voluntà. Raccomandianci alle Signorie Vostre, quale Dio conservi in felice stato. Da Figline, a’ dì XXIX di septembre MDXXIX.

Et io, oratore Rosso, me ne verrò domani a cotesta volta; poi che così le SS. VV. mi commettono.[259]

Di V. S.

Servitori
Bernardo da Castiglione et
Rosso de’ Buondelmonti oratori.

XV. Alli magnifici Ambasciatori a presso al Papa.

Magnifici Domini etc. — Hiersera ci fu mandato dal reverendissimo Arcivescovo di Capua un piego di vostre lettere, quali andavano alli Magnifici Dieci; e trovandoci noi qui a negotiare accordi fra la Santità di Nostro Signore e la nostra Repubblica, le leggemmo per intendere quello che VV. SS. trattavano di costà con Sua Beatitudine; e veduto che quelle dicono che Sua Santità ha dato mandato libero al prefato reverendissimo Arcivescovo, per essere più facile il negotiare rispetto alla vicinità. A che vi dichiamo che Sua Signoria reverendissima dice, il suo mandato non si estendere ad alterare in parte alcuna la Capitolazione fatta fra Sua Santità e la Maestà Cesarea; il che non è a proposito di Sua Beatitudine nè della nostra Città; e sarebbe meglio trattare con Sua Santità. Però confortiamo VV. SS. a fare ogni opera ridurla costì, che all’arrivar di questa saranno comparsi gli altri Oratori vostri colleghi e forse la potrebbono disporre.

Noi habbiamo le medesime commessioni che hanno le SS. VV. e crediamo fare poco frutto. E questo esercito si fa innanzi predando e bruciando tutto il Paese; il che non passa senza carico di Sua Beatitudine, essendo sua patria. Le allegate lettere di VV. SS. le mandammo stamani di buon’hora alli signori Dieci. Nè altro, salvo che del continuo a VV. SS. ci raccomandiamo. Di Feghine, a’ 30 di settembre 1529.

Portò il Selbastrella cavallaro del Papa.

Nº V. (Vedi pag. [291].)

Le cinque Lettere che seguono, scritte da Ferrante Gonzaga al Marchese di Mantova suo fratello, contengono un ragguaglio circostanziato della battaglia di Gavinana e della morte del Ferrucci. Le pubblicò il signor Eugenio Albèri, e noi le riproduciamo con qualche maggiore esattezza di lezione sopra il codice 595, classe XXV, della Magliabechiana, già Strozziano, c. 117 e segg. La prima, la terza e la quarta erano state già riferite dal Varchi; ma due di queste (la prima e la quarta) mancanti di una parte molto importante, che il grave Storico dell’assedio credè forse potere omettere come quella che nulla aggiungeva a dimostrare le intelligenze di Malatesta col campo nemico, unico fine pel quale egli le produceva. La seconda e la quinta con i suoi due allegati, mancano affatto nel Varchi: e questi tre ultimi documenti sono forse i più autentici che ci rimangano intorno agli estremi momenti del Ferruccio e alla battaglia di Gavinana.