Lascia, o pretestato, il bel rotondo braccio della fanciulla: si appressi ella oramai al letto del marito........
E voi, oneste matrone e rispettate dai vostri vecchi, collocate la fanciulla nel letto. O Imen Imeneo viva, o Imen Imeneo.
Adesso puoi venire, o marito: la moglie ti è nel letto, brillante nel viso fiorito come bianca partenice o papavero rosso.
Ma anche tu marito (cosí mi assistan gli dèi) sei bello non meno, né Venere ti ha trascurato. Ma il giorno se ne va: affréttati, non t'indugiare.
Non tardasti troppo: éccoti. La buona Venere ti sia propizia, poi che ti pigli in palese il piacer tuo e non celi il legittimo amore.
.. . E in breve date figliuoli. Un cosí antico nome non sta bene senza figliuoli, ma bisogna che sempre si rinnovelli.
Voglio che un Torquatino, porgendo dal grembo della madre sua le tenere manine, rida dolcemente al padre col socchiuso labbruccio.
Somigli tutto a suo padre Manlio, e lo raffigurino anche quelli che non lo sanno; e gli si legga in viso la pudicizia della madre.....
Chiudete i battenti, o vergini: cantammo assai. Ma voi, nobili sposi, vivete felici, ed esercitate nell'amore la valida gioventú.
Cosí finisce questo carme, antico di quasi duemila anni. Nel quale—traduco da un vecchio erudito francese di buon gusto, il Naudet—quanto è il movimento e la vita e la energia imitativa!