tornano
I grandi occhi al sorriso
Insidïando, e vegliano
Per te in novelli pianti
Trepide madri e sospettose amanti,
qualcuno abbia riconosciuto questi d'Orazio
Te suis matres metuunt iuvencis,
te senes parci miseraeque nuper
virgines nuptae, tua ne retardet
aura maritos:
che è realismo nella eleganza efficacissimo; ma, perché divenisse complimento passando da una etaira a una contessa, bisognava rammodernarlo o rammorbidirlo, come il Foscolo seppe. Chi poi non ricorda?
Ebbi in quel mar la culla:
Ivi erra, ignudo spirito,
Di Faon la fanciulla;
E se il notturno zeffiro
Blando sui frutti spira,
Suonano i liti un lamentar di lira.
E da vero nei canti popolari delle isole ionie
spirat adhuc amor
Vivuntque commissi calores
Aeoliae fidibus puellae.