Eccone alcuni:

Amore, perché mi svegliasti, ché dolce i' dormivo?
E mi mettesti pensieri ch'i' non nutrivo?

Questo non è affanno ch'i' ho nel cuore.
Ma è amor vero che mangia le viscere mie.

Come i fiori del mandorlo biancheggia il tuo viso:
Chi ti vede vien meno e languisce dinanzi a te.

Ahi come lo soffersi io tanto? Quando ti veggo, tremo,
Le mani e i pie' e la parola che parlo.

Come tremolano le stelle del cielo infin ch'aggiorni,
Trema e a me il cuor mio finché ti rincontri.

Di contro a me venisti e sedesti, come sole, come luna;
E succiasti il sangue mio come l'arida spugna.

Di contro, di fronte a me siede la mia desiderata;
E freddo freddo sudore corre dal corpo mio.

Quand'odo 'l tuo nome, non so perché,
Palpitano le viscere mie, il mio corpo vien meno.[111]

Non cito per isfoggio d'erudizione, ma per trasfondere, potendo, nei lettori la persuasione mia, che gli elementi e le forze della rinnovazione fatta dal Foscolo nella lirica italiana provengono in gran parte dal sangue e dal sentimento greco.